Recensioni

Manuela Minelli

Scrittrice, poetessa, iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Lazio, lavora come giornalista free-lance, insegna scrittura creativa. E’ direttrice responsabile di una TvWeb.

Elisabetta Malatesta Varano. Sono tornata

L’autrice Clara Schiavoni racconta una parte importante della vita di Elisabetta da Varano, signora di Camerino in un romanzo che è stato definito da alcuni storici “bellonciano”, per la mole e il rigore della ricerca storica come base preparatoria del romanzo. Ricostruzioni puntualissime di ambienti, personaggi, oggetti, luoghi, riportate con una fedeltà quasi maniacale, per la verosimiglianza di tutti i dettagli, persino quelli psicologici. Le vicende renderanno Elisabetta una donna d’acciaio, capace di far fronte alla morte del marito, a due fughe precipitose e drammatiche, alle congiure dei parenti, permettendole anche di reagire con coraggio e volontà ferrea, concentrata sull’obiettivo di ritornare e riprendersi la signoria…

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Daniele Salvi

Ha lavorato per anni all’Assessorato alla Cultura della regione Marche, nell’ultima legislatura è stato Capo di Gabinetto della Presidenza del Consiglio Regionale, recentemente ha pubblicato il libro “La Post Regione. Le Marche della doppia ricostruzione” (Il Lavoro Editoriale 2020).

Sapremo ricominciare

La ripubblicazione dei due romanzi di Clara Schiavoni dedicati alla figura riscoperta di Elisabetta Malatesta Varano (1407-1477) è una novità da non perdere. Non solo perchè “Sono tornata” e “Saprò ricominciare” vengono riproposti in una grafica coordinata che ne rende evidente l’indissolubile unità, ma soprattutto perchè questo aspetto esteriore è in realtà il sigillo di un lavoro che non si è fermato rispetto alla prima edizione ed ha continuato a scavare nel personaggio e nella storia.

Ciò ha prodotto una compiutezza del disegno originario dei romanzi, dalla cui lettura emerge l’intrinseca coerenza della narrazione, insieme al messaggio di bellezza, coraggio e indomita ricerca del bene di cui Elisabetta è l’emblema.

Raffaelina
Di Palma

Scrittrice, poetessa, giornalista

Camerino, Sagrato della chiesa di San Domenico 10 ottobre 1434

“Una morsa improvvisa lo avvinghia senza lasciargli libertà di movimento: Gentilpandolfo non riesce a divincolarsi; la lama di sole che gli illumina il viso è attraversata da un’ombra e poi da un lampo metallico.
Un colpo netto, veloce, operato da mano sicura, gli squarcia la gola; gli occhi atterriti sono colpiti da un liquido caldo: il sangue zampilla veloce verso l’alto, ricade a coprire le mani alzate in un tentativo di difesa. Poi si spande a terra dove, quasi simultaneamente, si ritrova anche Gentilpandolfo.”

Con questo incipit, Clara Schiavoni, ha dato inizio al suo primo, avvincente romanzo storico “SONO TORNATA” nel quale racconta le vicende di una donna ingiustamente dimenticata dalla storia: Elisabetta Malatesta Varano.
Attraverso questa figura femminile si apre uno scorcio sulla Signoria Varano che governò a Camerino per quasi tre secoli.

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Per capire il presente bisogna studiare il passato: ci aiuta a conoscere e a capire il lavoro che è stato fatto prima di noi.
E’ proprio quello che ha fatto Clara Schiavoni: un lavoro minuzioso, certosino, nonostante molti documenti non siano arrivati fino a noi essa è riuscita a “ricucire” quel contesto storico che è stato il XV secolo: riuscendo a dare risalto alla figura di questa donna coraggiosa: disposta a dare la vita per proteggere la sua famiglia.
Con la miniuziosità degli avvenimenti, la scrittrice coinvolge il lettore, lo fa entrare nella trama, incuneandosi negli intrighi e negli altalenanti equilibri politici del ‘400 italiano.
Camerino, XV secolo. Un Comune legato alla Signoria retta dalla famiglia Varano: una Signoria che per valore, dimensione e ricchezza aveva la stessa importanza di quelle dei Malatesta, dei Montefeltro, degli Estensi.
Nonostante il loro matrimonio fosse stato combinato, Elisabetta e Piergentile Varano erano innamorati; l’amore era sbocciato tra i due giovani, pur tra le fitte trame intessute dalla politica. Pochi anni dopo il loro matrimonio lui rimane vittima di una congiura messa in atto dai fratelli insieme con il legato papale Giovanni Vitelleschi. Fu imprigionato per 26 interminabili giorni nelle segrete del Palzzo Episcopale di Recanati, alla fine dei quali, venne decapitato.
Elisabetta, con l’aiuto della cognata Tora e scortata dal capitano Venanzio, riuscì a fuggire con i suoi tre figli e il nipote Giulio Cesare.
Clara Schiavoni, usa con maestria l’intreccio tra storia e letteratura, che si sposa efficacemente con la psicologia dei personaggi, facendone una narrazione affascinante.
La descrizione che essa ne fa è coinvolgente, il lettore viene catapultato nel mondo del ‘400; un mondo spietato in cui gli uomini vivevano senza grandi impacci morali: curavano l’arte delle armi e della guerra; erano rozzi e crudeli, ma, allo stesso tempo, dotati di una fertile creatività che mettevano in atto attraverso il mecenatismo.
Tuttavia, la scrittrice Clara, “gioca”con le luci e le ombre delle grandi Signorie, sovrapponendo all’intreccio della trama una intuitiva invenzione; pur senza discostarsi troppo dalla realtà. L’intuizione e la passione continuano con il prosieguo delle vicissitudini di Elisabetta nel secondo libro: “SAPRO’ RICOMINCIARE”.
Essa ci guida negli ambienti segreti e suggestivi del Palazzo Ducale di Camerino, attraverso il quale si respira il clima dell’epoca anche di altri grandi palazzi; luoghi simbolici per eccellenza delle Signorie dell’epoca. In quegli “universi”si annodavano con crudele astuzia amori, tradimenti, eccidi, come fili di un tappeto.
In questo secondo romanzo, essa mette in risalto, ancora una volta, la moderna caratterialità della protagonista, facendone emergere la sua raffinata abilità di diplomatica tessitrice: grazie alla quale potrà fare ritorno a Camerino. L’essenza di una donna che ci fa il dono della sua modernità: con il suo esempio diventa un’antesignana del femminismo; nel senso più nobile e libero del termine. Elisabetta e Clara; un viaggio, due donne. Un ritorno all’ancestrale in un intreccio invisibile che congiunge le loro vite, nella distanza dei secoli.
Come in un patto di fedeltà si passano il testimone storico, unite dalla stessa passione.
“Insieme” respirano quell’atmosfera arcana e rarefatta per le strade dell’antica Camerino; alla luce della memoria coniugano ricerca e storia lungo un percorso attuale e vivo ancora oggi.
Con un intrepido interrogativo, all’unisono, intessono la tela del loro spazio-tempo.
Con perizia analitica, Clara, ha ridato vita ad una pluralità di voci e di situazioni che furono teatro di tensioni per intere generazioni: di personaggi che hanno lasciato una testimonianza di tempi, di luoghi e di ambienti che rivelano ancora ferite profonde; per questa ragione essa non permette che il tempo appassisca in una memoria trattenuta. E’ lei che racconta, è lei che rievoca attraverso le date; la storia.
Nella nebbia del tempo, fluttuano le loro parole, anche se frantumate da epoche lontane,
echeggiano ancora in un terreno fecondo di sentimenti: con riferimenti intimi, senza clamori, si fondono in una narrazione intensa e appassionante.
Con il suo fine intuito, è riuscita a penetrare nel cuore di queste contraddizioni storiche, ritrovando nei secoli del medioevo che fu tutto, fuorchè “buio”, le origini dello spirito moderno; sempre restando sul tenue filo della memoria.

Massimo Costantini

Amante della sua terra e cultore della sua storia, è anche un pirografo bravissimo. I suoi temi sono quasi sempre paesaggi camerti e personaggi varaneschi.

Elisabetta Malatesta Varano

In una storia scritta dagli uomini per gli uomini, dove tante vite vengono disperse, è stato sempre “piccino” lo spazio riservato alle donne … mentre i cavalieri, le cui gesta vengono cantate, sono impegnati in giochi di guerra o a giostrare o impegnati nella falconeria, le dame curano la “casa”. Nelle piccole e grandi corti italiane dove nasce, vive e prospera il Rinascimento sono loro a spalancare le porte al nuovo Umanesimo e a bere alla sua fonte. A quella fonte berrà Costanza* capace di incantare le corti, sua figlia Battista Sforza al cui fianco troviamo Federico da Montefeltro o Camilla, figlia naturale di Giulio Cesare, che sarà Santa Camilla Battista da Varano le cui opere troviamo fra le mani del Cardinal Borromeo e di San Filippo Neri. Caterina Sforza, impegnata nella difesa di Forlì, Cia degli Ubaldini, assediata ad Imola dalle truppe dell’Albornoz o Nicolina da Varano**, che difende il suo diritto su Montone, possono fregiarsi dell’appellativo di Virago. Ma, seguendo la vicenda di Elisabetta Malatesta da Varano, scaturita dalla penna di Clara Schiavoni saremo sempre coscienti di avere a che fare con una donna del suo tempo. Aver avuto tra le mani poco più di una nota su una dama di corte coinvolta in eventi che sembravano più grandi di lei; l’aver seguito le sue tracce con certosina pazienza di storico; il restituirci, attraverso i suoi romanzi, una grande donna capace di domare quegli eventi, è questo il grande merito di Clara Schiavoni.

* Figlia di Elisabetta Malatesta e moglie di Alessandro Sforza

** Nicolina da Varano sorella di Tora e moglie di Braccio Fortebracci

Anna Maria Fedeli

Camerino, Sagrato della chiesa di San Domenico 10 ottobre 1434

ll periodo signorile di Camerino, la mia città, è stata segnata dal prestigioso ruolo che ha avuto la famiglia dei da Varano, in quei tempi una delle maggiori Signorie delle Marche.

Il prestigio, il potere della famiglia, con il tempo si è consolidato non solo grazie all’espansione dei territori, ma anche con alleanze allacciate attraverso i matrimoni contratti con le famiglie più illustri dell’epoca.

Nel corso degli anni, tra le varie nobildonne andate in sposa ai signori da Varano, ha avuto un notevole rilievo la figura di Elisabetta Malatesta, moglie di Piergentile da Varano, portata alla luce e alla ribalta grazie a Clara Schiavoni, che con i suoi due romanzi ci ha fatto conoscere una donna che, con indomito coraggio, è riuscita a proteggere e portare in salvo i suoi figli messi in pericolo dai cognati che ordivano trame delittuose per diventare gli unici Signori della città.

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La storia è scorrevole e ben descritta nei dettagli, curata la descrizione degli ambienti, delle stanze private di Elisabetta, con una meticolosità di particolari tali da rimanere impressi nella mente, con tanta nitidezza, come una fotografia. Man a mano che si legge, Elisabetta prende corpo, si viene coinvolti nelle sue emozioni, nei suoi stati d’animo e la descrizione dei viaggi durante le fughe per mettersi in salvo è talmente piena di particolari che sembra di essere lì con lei, con il cuore che batte forte, mentre cavalca per raggiungere la meta.

Ho provato tenerezza per Piergentile, marito di Elisabetta, in quelle pagine dove si narra del suo trasferimento da prigioniero a Recanati, sede del Legato papale, quando da lontano egli, per un attimo intravedendo uno scorcio “un agglomerato di case e campanili avvolti dalle mura… sussulta, per un attimo il paesaggio gli ricorda Camerino”.

Questo passaggio del racconto mi riporta allo stesso sussulto che ho avvertito pure io le prime volte che mi trovavo a transitare nei pressi di quelle mura per raggiungere la costa dove ero momentaneamente alloggiata a seguito degli eventi sismici del 2016 che ha distrutto Camerino.

Ho molto apprezzato di Elisabetta che, nonostante fosse nata a Pesaro, avesse con il matrimonio subito maturato un profondo senso di appartenenza con Camerino, come propria città e ciò lo si percepisce, quanto rimane affascinata dall’immenso paesaggio che vedeva dalle finestre delle sue stanze “…nei momenti in cui è sola con sé stessa non smette di contemplare l’orizzonte e di meditare…”.

Questo sentimento così forte di appartenenza a Camerino, unito al giuramento fatto a seguito dell’uccisione del marito, l’hanno sostenuta in tutti gli anni a seguire, con fermezza e dedizione, adoperandosi affinché si realizzassero tutte le condizioni possibili per un ritorno a Camerino e restituire così, il ruolo di Signore a suo figlio Rodolfo insieme al cugino Giulio Cesare.

Questo sentimento di appartenenza di Elisabetta lo vedo anche dell’autrice, che seppur non sia nata e cresciuta qui a Camerino, ha saputo cogliere, tra le sue ricerche quel filo che l’ha poi condotta man a mano ad approfondire la conoscenza nella famiglia dei Da Varano, a scorgere in Elisabetta un ruolo importante, decisivo per le sorti della Signoria ed a costruirne un romanzo storico di tutto rispetto.

Pirografia di Massimo Costantini

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