Elisabetta nasce a Pesaro nel 1407, figlia di Battista da Montefeltro e Galeazzo Malatesta signore della città.

Amatissima dalla madre, cresce felice in un ambiente culturalmente vivo. Il nonno paterno, Malesta de’ Malatesti, o Malatesta dei Sonetti, e Battista amano rimeggiare rimandandosi versi, ma soprattutto invitano alla corte malatestiana letterati e umanisti del periodo come Leonardo Bruni, che sarà il maestro di Elisabetta.

Cresce “colta, di singolarissima bellezza, alta, saggia, magnanima, liberale, ricca di dignità, forza, coraggio” come riporta elencato il foglio mutilo presente alla Biblioteca Oliveriana di Pesaro vergato a mano da un anonimo.

Per queste sue nobili caratteristiche è chiesta in moglie da molti principi italiani, ma per lei i genitori scelgono Piergentile da Varano, della Signoria di Camerino: matrimonio combinato per motivazioni politiche, come era prerogativa dell’epoca, condizione alla quale le fanciulle nobili venivano preparate e a cui dovevano sottostare accettando la propria sorte.

Il contratto matrimoniale avviene a Pesaro nel 1424 (?).

In un documento dell’Archivio di Stato di Perugia risulta che “Malatesta del fu Pandolfo Malatesta si obbliga a pagare a Pietro Gentile di Rodolfo da Varano di Camerino cinquemila ducati d’oro  come dote di Elisabetta, figlia di suo figlio Galeazzo. Della somma è data quietanza. Notaio: Matteo di ser Antonio di Alberto di Metelli, cittadino di Pesaro”.

Per Elisabetta e Piergentile la sorte è benigna: tra i due giovani sboccia l’amore e dal loro matrimonio nascono tre figli: Costanza (1426), Primavera (1429), Rodolfo (1433).

Ma nel 1433 la vita della coppia viene stravolta da eventi tragici ed è proprio da questo annus horribilis che parte la mia narrazione delle vicende vissute da Elisabetta.

 

(…) “Elisabetta, pallida e scarmigliata, cavalca protesa in avanti con le mani contratte sulle redini seguendo e adattando la propria andatura al galoppo del capitano Venanzio; affrontare a tutta velocità la discesa che porta a Muccia non la spaventa: sa di doversi allontanare da Camerino il più presto possibile. (…)”

 

(Da Elisabetta Malatesta Varano. Sono tornata: l’amore, il dolore, il potere – Pag. 46)