Elisabetta figlia del suo tempo

Oltre a essere cresciuta in un ambiente in cui si coltivava la cultura umanista, lei comprende in sé la forza dell’ideologia pre-rinascimentale: Dio ha affidato all’uomo il compito di plasmare la propria esistenza.

Grazie alla ideologia assorbita Elisabetta può fare suo il concetto di libertà, la libertà di una donna che vuole riconquistare un proprio assetto nella vita. Raggiunge il suo obiettivo pur vivendo in un periodo storico – ma questo modo di vedere la donna è iniziato secoli prima con i primi Padri della Chiesa ed è continuato fino ai nostri tempi – in cui si può parlare solo di “donna custodita” da un dominus, prima padre e/o fratelli poi il marito, di una donna considerata essere inferiore, debole e non degna di agire in proprio. Ma anche la vedovanza, la scelta di non accettare un secondo matrimonio e l’avere un padre che non usa la propria autorità su di lei la rendono veramente libera.

L’esercizio del potere

In un’epoca di soprusi perpretati dai governanti sulle popolazioni a loro sottomesse, Elisabetta, si affida a un potere “di concerto” e al maternalismo.

“(…) Prometto di governare con materna sollecitudine e con giustizia la comunità tutta e di perseguire sempre l’interesse suo, con l’aiuto di Dio” (…) (Da Sono tornata, pagina 169): in queste parole in cui Elisabetta afferma di governare “di concerto” anticipa di qualche secolo la tesi della filosofa Hannah Arendt: Elisabetta agisce e agisce conscia che il potere le è stato conferito dal popolo camerte e che lei deve agire in suo nome.

Con “materna sollecitudine”, ovvero con “maternalismo”, anticipa, anche in questo caso di secoli, il pensiero della filosofa Luce Irigaray: gestire il potere con maternalismo/paternalismo porta all’autonomia del soggetto ricevente e al mutuo rispetto.

La classe sociale di appartenenza gioca a favore di Elisabetta, ma è certo che non tutte le donne nobili del suo periodo storico sono state capaci di uscire dall’invisibilità in cui venivano relegate e allora la sua contemporaneità la dobbiamo anche alle caratteristiche fondanti della sua personalità, tra cui eccelle il saper essere indomita, l’humanitas e il senso della giustizia.

Elisabetta Malatesta Varano è un personaggio quanto mai attuale e non solo per quello sopra scritto, ma anche perché porta a Camerino, la sua città colpita dal sisma del 2016, un messaggio molto importante: saper ricominciare con passione e determinazione.

La letteratura di genere afferma che bisogna disvelare le donne del passato che con la significatività della loro vita hanno significato la Storia diventando “personagge” a cui poter fare riferimento.

Ecco, Elisabetta per me è una “personaggia”.